Caravaggiodonne-3

Le donne nella vita di Michelangelo

Non c’è alcun dubbio che Michelangelo Merisi, universalmente meglio conosciuto come Caravaggio, è stato uno dei maggiori esponenti della pittura italiana del periodo che va tra la fine del secolo XVI e l’inizio del XVII. Formatosi professionalmente tra Milano e Roma, Caravaggio trascorse una buona parte della sua vita anche a Napoli, poi a Malta ed anche in Sicilia, dove visse per brevi periodi tra Messina, Siracusa e Palermo. Spirito inquieto e ribelle, Caravaggio visse in modo abbastanza rocambolesco ed irrequieto, tanto da essere anche condannato a morte per un omicidio commesso durante una rissa, e costretto quindi all’esilio. Dopo un inizio di carriera travagliato in bilico tra Bergamo e Milano a causa della peste, durante la maturità il pittore si trasferì a Roma, dove tra ul 1594 ed il 1606 creò alcune tra le sue opere maggiori tra cui Riposo durante la fuga in Egitto e I bari.

Fu durante il suo soggiorno siciliano che Michelangelo riprese a ritrarre quelle vergini e quelle sante alle quali aveva iniziato a lavorare quando era a Roma, usando come modelle alcune cortigiane dell’epoca. Caravaggio si guadagnò presto l’appelletivo di ‘pittore del popolo’ per essere costantemente in controtendenza ed accanito contestatore dei grandi classici, e nelle sue rappresentazioni riusciva a rendere sacro il mondano, soprattutto quando ritraeva donne delle classi sociali più basse come le prostitute. Giusto per usare una terminologia più moderna, fu proprio nel suo soggiorno a Palermo che il pittore milanese scelse alcune avvenenti escort che reclutava per le strade della città come soggetti per le proprie tele, e la loro santificazione voleva essere un richiamo alle autorità affinché questa classe sociale fosse presa finalmente in considerazione.

Il pittore eretico delle donne emarginate

Caravaggiodonne-2

Il realismo del Caravaggio era così vero che molti dei suoi abituali committenti appartenenti alle classi sociali più alte non gli commissionavano più nulla, indispettiti dal suo atteggiamento di ribellione verso tutto e tutti; alcune delle donne che usava come modelle per le sue opere erano come detto prostitute spesso addirittura confinate in alcuni quartieri di periferia dalla chiesa e costrette a vivere al margine, ed in varie chiese della città si incontravano affreschi che le ritraevano, come ad esempio accade in Giuditta che uccide Oloferne o anche nello stesso Riposo dalla fuga in Egitto, dove una donna del popolo prestò il suo volto addirittura alla Vergine.

Questa sua scelta, così come tante altre che segnarono una vita così ribelle, risultò ovviamente totalmente intollerabile per la gerarchia ecclesiastica, figuriamoci poi quando Michelangelo dipinse il ritratto di Monica Calvi, detta Menicuccia, cortigiana che pare all’epoca avesse una tresca con con il Cardinale d’Este. Ad ogni modo, fu proprio grazie a queste sue opere che le classi sociali più emarginate iniziarono ad essere prese un po più in considerazione, e questo è un merito che non si può non riconoscere al pittore milanese.

Il periodo siciliano di Michelangelo

Nel 1607 Michelangelo partì per Malta, dove fu accolto dal Gran Maestro dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni, ovvero quell’Alof de Wignacourt al quale il pittore fece anche un ritratto; anche a Malta così come a Roma l’artista ebbe problemi con la giustizia, ed ancora una volta fu costretto a trasferirsi, questa volta in Sicilia.

A Siracusa dipinse il Seppellimento di Santa Lucia, patrona della città Siciliana, per la Chiesa di Santa Lucia al Sepolcro, a Messina invece la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei Pastori, mentre invece si vocifera che il suo breve soggiorno a Palermo fosse legato esclusivamente a questioni amorose, tesi confermata dall’assenza di opere composte nel capoluogo siciliano. Analizzando alcune tra le sue opere maggiori alcuni critici d’arte hanno ipotizzato una probabile omosessualità di Michelangelo, ma di questo non si hanno tuttavia riscontri certi.

Provocazioni erotiche nelle tele di Michelangelo

Caravaggiodonne-1

Nel periodo in cui visse, Michelangelo dipinse un gran numero di opere recanti soggetti femminili, mai però in pose oscene o nudi volgari; diciamo pure che i suoi quadri hanno sempre contenuto provocazioni erotiche, ma che era compito dell’osservatore riuscire a captarle. In San Matteo e l’Angelo ad esempio, si può notare come il contatto fisico tra Matteo e l’angelo, che in questo caso è una bambina, sia molto dolce e allo stesso tempo provocatorio, con la piccola angioletta in età adolescenziale che è quasi riversa sul santo in posizione di tenera seduzione, ed ha movenze proprie di una donna che sa bene il fatto suo.

D’altra parte, anche in alcuni quadri del suo maestro Peterzano si notava questa particolarità, ed era proprio l’equivoco ad essere il filo conduttore di questa corrente pittorica post-manieristica ed assolutamente anticlassicistica, suscitando nell’osservatore quell’ansia e quell’emotività che hanno reso il pittore milanese uno dei vanti artistici del nostro paese.

© Copyright 2024 – Casalecchio delle Culture | Politica sulla Privacy | Contatta con noi